«La
previdenza obbligatoria non sarà
più in grado di garantire un trattamento
pensionistico adeguato se non a costi
sempre più elevati, destinati a
divenire ben presto insostenibili. È
necessario allora differenziare le forme
di tutela previdenziale, integrando la
pensione pubblica con una privata a capitalizzazione
individuale. Mentre la prima ha dietro
di sé soltanto delle promesse (sia
pure garantite dallo Stato), la seconda
si basa su risorse "vere" intestate
a un solo lavoratore, opportunamente investite
e irrobustite coi rendimenti ottenuti.
Inoltre, nei fondi pensione il lavoratore
potrà versare non solo il Tfr ma
anche la propria quota di contribuzione.
E potrà dedurre dal fisco più
di 5.000 euro di versamenti ogni anno».
I principali motivi perchè bisogna
aderire ad un fondo e non lasciare il
TFR in azienda sono:
1) Innanzitutto la rivalutazione che nel
fondo ti garantisce una percentuale netta
media del 4%, mentre in azienda negli
ultimi 10 anni il picco più alto
è stato un 2,20%.
2) La tassazione che nel fondo andrà
da un 9% al 15%, in base agli anni che
mancano alla pensione, e non sarà
tassato tutto il capitale maturato, ma
bensì l'utile (l'utile si ottiene
sottraendo dal capitale maturato quello
che versa il datore di lavoro), invece
in azienda viene tassato tutto il capitale
minimo del 23%, in base alle aliquote
IRPEF.
E non è da sottovalutare l'ipotesi
del fallimento dell'azienda dove diventerà
a rischio il TFR, e si potrebbero attese
molto lunghe per recuperarlo e non al
100%, invece in un fondo c'è la
garanzia. |