Dal
primo gennaio 2008 è scattata la
riforma del Tfr (il trattamento di fine
rapporto), quindi il lavoratore dovrà
decidere se mantenere il Tfr o conferirlo
ad un fondo pensione. Per decidere di
conservare la liquidazione, però,
bisogna comunicare espressamente questa
scelta al proprio datore di lavoro. Se
entro il 2008 (o 2009 per le piccole e
medie imprese) il lavoratore non comunicherà
nulla, il Tfr verrà automaticamente
trasferito alla previdenza integrativa.
La liquidazione già accumulata
invece conserva il regime attuale. Esiste,
però, anche una terza strada. Sempre
entro il 2008 (o il 2009 per le piccole
e medie imprese) il dipendente potrà
comunicare al datore di lavoro il fondo
integrativo, diverso da quello di categoria,
o il Piano pensionistico individuale al
quale destinare il Tfr.
Se entro sei mesi (quindi entro il primo
luglio del 2008 o 2009) il dipendente
non comunicherà al proprio datore
di lavoro come intende impiegare la liquidazione,
il Tfr sarà conferito al fondo
pensione previsto dagli accordi o contratti
collettivi, anche territoriali, salvo
che non sia intervenuta un'intesa diversa
con le rappresentanze dei lavoratori.
Ricordiamo che confluiranno alla previdenza
integrativa solo le nuove quote del Trattamento
di fine rapporto. In sostanza la liquidazione
andrà al fondo chiuso, oppure a
quello aperto scelto in base ad un accordo
fra azienda e lavoratori. Se esistono
più fondi i futuri accantonamenti
del Tfr andranno a quello individuato
fra azienda e i lavoratori. Se quest'accordo
non esiste, la liquidazione finirà
invece al fondo cui aderirà il
maggior numero di dipendenti dell’azienda
in cui si lavora. Infine, negli altri
casi residuali il Trattamento verrà
conferito ad un fondo pensione costituito
dall'Inps e sarà gestito con regole
analoghe a quelle previste per gli altri.
Se (come avviene in molti casi), il fondo
pensione prevede più linee d'investimento
con diverso profilo di rischio, la liquidazione
che viene dal silenzio-assenso sarà
conferito a quella più prudenziale,
a minor contenuto azionario.
Se il lavoratore è stato assunto
prima del 29 aprile 1993, nei sei mesi
previsti per il silenzio-assenso (cioè
entro il primo luglio 2008 o 2009) dovrà
comunicare al datore di lavoro se vuole
continuare a versare soltanto la quota
di Tfr prevista dal fondo, come avviene
oggi, oppure l'intero accantonamento annuale.
Anche per i vecchi iscritti vale il meccanismo
del silenzio assenso. Se, quindi, non
manifesteranno alcuna scelta, la quota
di liquidazione che ora rimane in azienda
verrà automaticamente trasferita
al fondo cui risultano iscritti. Se il
lavoratore aderisce già a un fondo
pensione ma è stato assunto dopo
il 29 aprile 1993, per lui non cambierà
nulla: continuerà a versare alla
cassa previdenziale l'intero Tfr, esattamente
come avviene ora.
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